Joyce Museum

Il Museo Sveviano e Joyciano, il cuore della letteratura a Trieste, mi ha chiesto di curare la grafica del Bloomsday 2018, la festa per ricordare il più importante scrittore irlandese del ‘900. Esattamente un anno fa, mi chiamarono e per un attimo credetti che fosse uno scherzo, perché la mia famiglia vive nella casa in cui James Joyce visse per pochi importanti mesi nel 1904. Il panorama da quelle finestre fu decisivo per far innamorare sia lui che sua moglie di Piazza Ponterosso e della città. La vista del mercato sul canale, dall’alto, è descritto nelle loro lettere. Per me, è stato come chiudere un cerchio.

Ogni anno viene discusso un capitolo dell’Ulisse di Joyce, il suo capolavoro e motivo per il quale lo si festeggia il 16 giugno: il libro è la storia di Leopold Bloom, ebreo irlandese, che cerca di tradire sua moglie che lo tradisce, un’odissea che si compie in un giorno solo.

Sono stato chiamato per il settimo capitolo, Eolo, è ambientato nella redazione di un giornale ed è scritto come un giornale, ad articoli, ricco di descrizioni di pubblicità, di caratteri tipografici, di correzioni di bozze ed è una piccola odissea all’interno dell’Odissea del povero Bloom. Sì. È divertente.

L’Ulysses è una pietra miliare della letteratura del XX secolo e in esso Joyce cambia per sempre il modo di scrivere: un monologo interiore, un flusso di coscienza mescola pensiero e quello che succede non è più così importante quanto quello che il protagonista ne trae.

Ho creato un giornale, in cui le manchette e le pubblicità sono quelle degli sponsor della manifestazione, gli articoli sono i paragrafi del capitolo dell’Ulysses.

La testata del giornale è il nome della manifestazione. Il grafismo principale è composto dagli occhiali di James Joyce in cui le due asticelle sono due J.

Le foto del Buseum, il bus letterario, in Piazza Ponterosso sono scattate dalle finestre di casa, per farvi vedere Trieste, come la videro James e Nora.

Un ringraziamento di cuore a Riccardo Cepach per avermi scelto per questo progetto, a mia madre per aver scelto questo appartamento senza sapere chi ci avesse abitato, a Nathalie Prossen, mia sorella, per avermi chiesto di tornare a Trieste.

 

 

C’è un’altra parte del progetto, la mostra che Riccardo mi ha chiesto di preparare: trovare le parolacce triestine (Le Parolazze) che Joyce usava e da lì farne una serie di logotipi. Questo progetto ve lo racconterò il 16 giugno 2019, il prossimo Bloomsday.

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